Un’area produttiva ha centinaia di metri di recinzione che servono solo a delimitare. Sostituita con il vetro fotovoltaico, quella stessa linea continua a proteggere e comincia ad alimentare l’autoconsumo.
Coperture che non reggono carico, lastrici già pieni, o semplicemente non di proprietà. Il perimetro invece è sempre dell’azienda.
Su un perimetro industriale si parla di centinaia di metri: moltiplicati per l’altezza fanno una superficie che sorprende chi fa il conto.
Resta una recinzione: delimita, protegge e definisce il confine. La produzione è in più, non al posto di.
È lo stesso vetro degli altri prodotti della gamma: più lo si vuole trasparente, meno produce. Su una recinzione industriale di solito si sceglie il pieno, perché la vista non serve.
Il conto si fa sui metri lineari per l’altezza dei pannelli, tenendo conto dell’orientamento dei singoli lati del perimetro.

Il perimetro dello stabilimento, quasi sempre lungo e con almeno un lato ben esposto.
Piazzali e magazzini, dove il confine è esteso e i consumi elettrici sono continui durante il giorno.
Il confine della sede, dove alla resa si aggiunge il fatto che l’intervento si vede e comunica qualcosa.
Nessuno conta la recinzione quando pensa al fotovoltaico. Eppure il perimetro di uno stabilimento è lungo, verticale, spesso ben esposto, e non serve ad altro che a delimitare.

Si misura il perimetro lato per lato: un confine esposto a nord rende poco, e conviene saperlo prima.
Si decide quanto devono essere alti i pannelli e se serve trasparenza: sul perimetro industriale di solito si va sul pieno.
Si quota sulla superficie effettiva, con la produzione stimata da confrontare con i consumi diurni dell’azienda.
Mandaci lo sviluppo della recinzione con gli orientamenti dei lati: torniamo con la produzione stimata e la quotazione.
La recinzione fotovoltaica si quota sempre su progetto: dipende dallo sviluppo del perimetro, dall’altezza e dagli orientamenti.