La superficie orizzontale più grande che un immobile possiede è quella che si calpesta, e oggi non fa niente. Le piastrelle in vetro temprato la trasformano in impianto, reggendo il passaggio delle persone e il peso dei veicoli.
Coperture che non reggono altro carico, lastrici già occupati, vincoli sulla falda. Il piazzale invece è lì, sgombro e assolato, e nessuno se lo contende.
La superficie è trattata e certificata R11: ci si cammina anche bagnato. È la domanda che ti farà ogni cliente e la risposta è a norma.
Si sceglie in base a cosa ci passa sopra: solo persone, un’auto, o un mezzo pesante. Cambia la piastrella, non il principio.
Ogni piastrella produce poco rispetto a un modulo verticale, ma la superficie disponibile di solito è molto più grande: il conto si fa sui metri quadri, non sul pezzo.
La potenza dell’impianto si calcola sulla superficie effettivamente posata e sull’esposizione: la stima entra in offerta.

Balconi, terrazze e tetti piani: il passaggio delle persone. È la versione più sottile e la più frequente nel residenziale.
Cortili, vialetti e parcheggi: regge fino a 3.500 kg, cioè un’automobile o un furgone leggero.
Piazzali industriali e aree logistiche: la versione per i carichi estremi, dove passano i mezzi pesanti.
Una piastrella da 40 Wp non impressiona nessuno. Ma un piazzale di mille metri quadri è una superficie che nessun tetto industriale può offrire, ed è già lì, già asfaltata, già di proprietà.

Servono i metri quadri, il tipo di fondo e soprattutto cosa ci passa sopra: da lì si sceglie la portata.
Un pavimento è orizzontale, quindi conta molto quanto è ombreggiato da edifici e alberi nell’arco della giornata.
Non c’è un prezzo a scaffale: si quota sulla superficie reale, con la produzione stimata da mettere in offerta.
Mandaci superficie, destinazione d’uso ed esposizione: torniamo con la portata giusta e la quotazione.
Il pavimento fotovoltaico si quota sempre su progetto: dipende da superficie, portata richiesta e tipo di posa.