Un edificio direzionale ha centinaia di metri quadri di vetro verticale che oggi servono solo a far entrare luce. Con il vetro fotovoltaico quella stessa superficie alimenta clima, illuminazione e ascensori.
Su un edificio alto la copertura è una frazione minima dell’involucro. La facciata è dieci volte tanto, ed è già prevista a progetto.
Non è un impianto aggiunto dopo: è il rivestimento dell’edificio, e come tale contribuisce ai requisiti energetici.
Si può spingere sulla resa dove non serve vista e lasciare il vetro quasi limpido dove servono gli affacci.
Come per tutti i vetri della gamma, la resa scende man mano che il vetro resta trasparente. Su una facciata la scelta si fa per fasce, non per singolo modulo.
Con una facciata ampia e ben esposta si arriva a coprire una quota molto alta del fabbisogno dell’edificio: la stima si fa sul progetto reale.

Entra in progetto come qualsiasi facciata continua, con il vantaggio di portare in dote una quota di produzione energetica.
Si sostituisce l’involucro vetrato esistente: l’edificio cambia prestazione e aspetto in un intervento solo.
La corrente prodotta va dove l’edificio la consuma di giorno: clima, illuminazione, ascensori.
Su un direzionale di otto piani la copertura vale poche centinaia di metri quadri, l’involucro vetrato molte migliaia. E produce di giorno, cioè quando l’edificio consuma.

Servono le facciate con i rispettivi orientamenti: sud, est e ovest rendono in modo molto diverso nell’arco della giornata.
Si decide dove privilegiare la resa e dove la vista, di solito ragionando per piani o per fronti.
Si quota sui metri quadri effettivi, con la produzione stimata e il punto in cui la nostra fornitura si ferma.
Mandaci superfici e orientamenti: torniamo con l’ipotesi di trasparenze, la produzione stimata e la quotazione.
La facciata continua fotovoltaica si quota sempre su progetto: dipende da superficie, trasparenze scelte e geometria dell’involucro.